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Il metodo dell’Ebitda

Analizziamo il secondo dei cinque sistemi per valutare una farmacia

 

IL METODO DELL’EBITDA

 

DOPO AVER ANALIZZATO LA METODOLOGIA CHE PARTE DALLA PIANTA ORGANICA (CLIENTI E BACINO D’UTENZA), VERIFICHIAMO ORA I CALCOLI DA FARE UTILIZZANDO IL MOLTIPLICATORE EBITDA.

ECCO UN ELEMENTO IN PIÙ PER CERCARE DI DEFINIRE AL MEGLIO QUANTO VALE LA NOSTRA AZIENDA IN CASO DI VENDITA

di Matteo Oberti

 

DOVE ERAVAMO RIMASTI? RICORDATE IL NUMERO DI DICEMBRE 2018 DI “FARMA MESE”?

 

CI ERAVAMO DATI APPUNTAMENTO CON LA TITOLARE DELLA FARMACIA, INTERESSATA ALLA VALUTAZIONE FINALIZZATA ALLA VENDITA DELLA SUA FARMACIA, E CON IL MARITO MANAGER.

 

Stavamo ragionando sui 5 miei nuovi metodi per la valutazione di una farmacia: eravamo partiti dal primo, quello della Pianta organica, che aveva dato lustro alla farmacia evidenziando un valore ipotetico molto alto, ragionando sul potenziale inespresso della farmacia in termini di popolazione servita.

Poi mi stavo accingendo a proseguire l’analisi utilizzando il secondo metodo, quello, appunto, del moltiplicatore dell’Ebitda, quando il marito salta su e dice: «Fermo! Non si muova, ha una cosa sulla spalla».

Poi, con rapido gesto arrotola alcuni fogli e mi colpisce sulla giacca, esclamando soddisfatto: «bisogna fare attenzione, aveva un grande Ebitda pericoloso». Dopodiché scoppia in una risata fragorosa e coinvolgente.

«Nonostante il lavoro che faccio (importante manager di una multinazionale, ndr) non perdo mai l’occasione di scherzare su tutti gli inglesismi che ci sono nel nostro mondo finanziario, e questa fu una battuta di un mio vecchio collega “senior” -ecco, ci sono ricascato- anziano, durante un importante meeting con stranieri».

«Tornando a noi» riprendo il bandolo della matassa «dai dati in mio possesso riscontro che la vostra farmacia ha registrato lo scorso anno un fatturato netto di 1,25 milioni di euro, in linea con i valori ufficiali della farmacia media italiana. Facendo i calcoli con gli acquisti e le rimanenze -iniziali e finali- il vostro primo margine è circa del 30%, normalizzati i costi, la riclassificazione mi ha portato un valore di Ebitda: euro 152.400, pari al 12% del fatturato».

Prendo il mio zaino, tiro fuori il block notes e incomincio a scrivere, leggendo a voce alta quello che stavo riportando sul foglio: «Partiamo quindi da questo valore di euro 152.400, proviamo a moltiplicarlo x7 e il risultato è di euro 1.066.800, che corrisponde, come moltiplicatore del fatturato (vi ricordo euro 1.250.000,00), a uno 0,84 e in termini di rientro dell’investimento a un periodo di almeno 7 anni.

Proviamo adesso a moltiplicarlo per altri valori e vediamo che cosa si ottiene». Nel mentre scrivo sullo mio blocco e poi, aiutandomi con la calcolatrice presente sul cellulare, aggiungo i vari risultati ottenuti:

€ 152.400 x 8.5 = € 1.295.400

€ 152.400 x 10 = € 1.524.000

€ 152.400 x 11 = € 1.676.400

€ 152.400 x 12 = € 1.828.800

 

Sempre con l’aiuto della calcolatrice del mio telefono aggiungo il parametro del moltiplicatore del fatturato per ogni risultato ottenuto:

€ 152.400 x 8.5 = € 1.295.400 : 1,01

€ 152.400 x 10 = € 1.524.000 : 1,2

€ 152.400 x 11 = € 1.676.400 : 1,32

€ 152.400 x 12 = € 1.828.800 : 1,44

 

Poi, sto per riprendere l’analisi, quando il marito mi interrompe: «In ambito aziendale anche noi lo facciamo, Oberti, ma con valori molto più bassi. Perché per la farmacia di mia moglie ha usato parametri e moltiplicatori così alti?». Stavolta mi ero preparato e così parto spedito e tutto d’un fiato gli sparo: «Caro dottore, mi aspettavo una sua domanda o, quantomeno, una sua osservazione in merito: la farmacia non è un’azienda come le altre, con accezioni sia positive sia negative. Mispiego meglio: rientra nel Ssn, operain regime di monopolio ed è tutelatada norme specifiche, però dall’altraparte non ha un brand, non ha marchio brevetti e le limitazioni territoriali,seppur vantaggiose, possonorisultare un limite alla crescita. Ecco perché non possono valere i normalimoltiplicatori di 3/5 e invece si debbaragionare sui miei».

«Ok, ok, non si arrabbi, continuiamo».

«Quindi, perché ho preso a riferimento questi valori? Perché ho analizzato altri mercati europei della farmacia che conosco bene, come quello francese, quello spagnolo e quello svizzero; mi sono confrontato con amici manager che come lei lavorano con aziende specifiche; e infine ho studiato il passato della compravendita di farmacie in Italia, analizzando l’andamento dei prezzi degli ultimi vent’anni. Il risultato finale che accontenti tutta la filiera della compravendita di farmacia, intesa come tutti gli operatori, acquirenti e venditori, banche finanziatrici o creditori in generale e, infine, lo Stato come “partner” della vendita (scherzo, ma, ahimè, dal notaio le tasse sono purtroppo sempre elevate) il risultato finale dicevo, non può discostarsi più di tanto da questi valori».

Infine, permettetemi alcune osservazioni circa l’applicazione di questo metodo: vi sono due variabili da considerare con grandissima attenzione e delicatezza:

  • le rimanenze: sia come analisi dell’effettiva presenza delle finali e sia come valutazione, ai fini del calcolo dell’Ebitda, della differenza tra iniziali e finali;
  • la distruzione: antenne dritte se a bilancio si trova la voce “distruzione medicinali”.

 

Restate sintonizzati e appuntamento al prossimo numero con il terzo metodo.

Nel frattempo, fatemi sapere se voi, d’ora in poi, come me, dopo aver letto questo pezzo tutte le volte che sentirete qualcuno parlare di “Ebitda” vi controllerete sulla spalla…

 

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